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title: La geografia delle emozioni | Exploring Taste Magazine
description: Villanova di Fossalta di Portogruaro,  sede di Santa MargheritaGruppo Vinicolo,  anni ’30.  Foto Giacomelli,  Venezia. Collezione privata Renata Canciani Villanova Faccio un lavoro bellissimo.
author: stefanato
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# People

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: People
: Marzo 2017
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## La geografia delle emozioni

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![prefazione](https://www.exploringtastemagazine.com/images/prefazione/prefazione.jpg)

*Villanova di Fossalta di Portogruaro, sede di Santa Margherita**Gruppo Vinicolo, anni ’30. Foto Giacomelli, Venezia.*
*Collezione privata Renata Canciani Villanova*

Faccio un lavoro bellissimo. Sono una curatrice indipendente d’arte contemporanea che vuol dire organizzare mostre di artisti, per lo più miei coetanei, in posti sempre diversi, in giro per l’Italia e altrove.
Fare il curatore è innanzitutto un lavoro di relazione: prima di tutto con gli artisti, di cui bisogna, letteralmente, prendersi cura. Bisogna ascoltarli per comprendere la loro visione alternativa del mondo. L’arte non ha finalità utilitaristiche, non serve a nulla di concreto. L’arte è un territorio di estrema libertà del pensiero che emancipa sia chi lo crea sia chi lo frequenta. Ma oltre questo luogo immaginifico e magnifico, che mi appartiene e a cui appartengo, ci sono tanti territori con paesaggi, luci, odori e sapori diversi che la mia professione/passione mi consente di esplorare ed assaggiare.
Viaggiare è parte integrante di questo lavoro; esplorare i luoghi eterogenei che stanno al di fuori della neutralità estetica di musei e gallerie internazionali, conoscerli e farli entrare nella mia esperienza esistenziale, attraverso quella
speciale convivialità che si dà intorno ad una tavola apparecchiata, è la mia prerogativa. Di fatto, il modo più efficace e piacevole che conosco per farmi un’idea di un luogo che sto visitando è quello di assaggiarne vini e pietanze e
farmi raccontare storie legate alla tradizione enogastronomica locale. Seduta a tavola, con un calice in mano, di solito raggiungo due scopi: assaporo l’identità verace del luogo e, coerentemente con la natura relazionale del mio lavoro, stringo legami umani di altissima qualità. 
I miei viaggi – tappe del grande viaggio di costruzione di me stessa – sono sempre stati dentro e fuori due mondi paralleli ugualmente fondanti: quello dell’arte e quello del reale. Il mondo dell’arte spesso è un non-luogo privilegiato
dove si corre seriamente il rischio di essere dappertutto ma da nessuna parte. Ricordo di aver visto un celebre curatore saltare tutte le portate stellate e i vini stellari ad una cena di gala per farsi servire solo un paio di caffè.
Costui aveva il vezzo di dire che del mondo conosceva solo i musei, gli hotel e gli aeroporti – non-luoghi, appunto. Dal canto mio, ricordo con piacere immenso e vividissimo, come se ci fossi stata solo ieri, gli odori e i sapori, anche le facce e le parole (la vita, insomma), della taverna di Salonicco dove il vino “verde” scorreva a fiumi da caraffe di vetro dentro tazze di alluminio; del bistrot stellato di Stoccolma dove ho bevuto uno dei migliori Amaroni della mia vita, che si sposava meravigliosamente con le specialità a km 0 dello chef; dell’enoteca di Siena dove mi redarguirono aspramente per aver chiesto dell’aceto per l’insalata, nemico giurato delle preziose bottiglie di rosso che  vevamo sul tavolo; o, ancora, del bacaro di Venezia dove il prosecco è una faccenda seria… Intorno a quei tavoli disparati, e in compagnia di persone differenti, si sono approfondite teorie e amicizie, si è litigato su opinioni e su gusti, si è brindato a mostre di successo e talenti in espansione.
Non potrei mai privarmi di quei momenti conviviali e di conoscenza che solo l’esperienza enogastronomica può offrire e che negli anni hanno contribuito a tracciare una personale geografia, dove tutti i luoghi che ho visitato per lavoro mi apparterranno per sempre, nel ricordo dell’esperienza, col loro gusto e il loro sapore.

*di *
*CAROLINE CORBETTA*
*Curatrice d’Arte Contemporanea*
