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La vita, il vino, il movimento

h 00043982Ernest Hemingway odiava i giornalisti e non ne riceveva mai, soprattutto nella sua casa cubana. Per me, nel 1953, fece un’eccezione perché ero raccomandata dall’editore Rowohlt, che da trent’anni pubblicava i suoi libri in Germania. Allora ero una fotoreporter tedesca molto giovane, abbastanza carina, senza un soldo, ma molto curiosa di conoscere il mondo e di incontrare persone straordinarie. Ho avuto così la fortuna di essere ospite nella loro vecchia casa cadente, Finca Vigía, a Cuba, nel villaggio di San Francisco de Paula, a venti chilometri da L’Avana.

Hemingway amava i vini rossi del Veneto. Prima di tutto l’Amarone. A tavola beveva solo vino e solo Valpolicella, che forse aveva imparato ad apprezzare durante la Prima guerra mondiale, quando era arrivato in Italia con la Croce Rossa.
Beveva più di una bottiglia di vino a ogni lunch e prima di mangiare si preparava due o tre Martini dry. Una vera progressione condotta con una sorta di diligente dedizione. Era un grande bevitore: nel pomeriggio era già ubriaco di gin.
Sua moglie Mary Welsh, giornalista, ex-corrispondente di guerra del Time, era una perfetta padrona di casa. In casa il personale era di dieci persone e lei dirigeva e organizzava tutto in modo impeccabile. La cucina a Finca Vigía era squisita.
Ricordo che Hemingway mi portava all’Avana, nel suo ristorante preferito, un ristorante cinese al primo piano molto sporco, ma che serviva piatti divini.
Ogni giorno facevamo gite in mare con il suo panfilo Pilar, accompagnato da Gregorio Fuentes, il marinaio che gli aveva ispirato Il vecchio e il mare. Sia prima che dopo passava sempre al Bar Floridita dove beveva il papa doble, un daiquiri con succo di lime fresco, frullato con ghiaccio con un piatto di squisiti granchi alla griglia. Al Floridita il daiquiri era fenomenale, usavano lo zucchero liquido. Questo era il loro ingrediente segreto.
Sono stata giornalista e fotoreporter, ma credo davvero ci sia una stagione per ogni attività.
L’entusiasmo di allora passò dentro il mio nuovo lavoro in casa editrice. Con la fotografia ho imparato a vedere, e in fondo non ho mai smesso di guardare con quell’occhio particolare la vita intorno a me, gli ospiti, gli amici, i compagni di strada della mia esistenza.
Come donna di azienda sono stata sempre e dovunque era fondamentale esserci: all’apertura di una libreria, a una tavola di editori, a un consesso di autori, a un incontro con collaboratori, alle fiere internazionali, e in ogni città. E in ogni città italiana ho conosciuto la grazia e l’abitudine del bere con un taglio diverso. Se potessi sintetizzare il mio contributo in una parola, direi che ho portato movimento. E con “movimento” intendo passione e lungimiranza. Ho visto cambiare la società e la cultura così tante volte, e ogni volta mi son resa conto che era necessario essere dove il cambiamento guardava al futuro. Anche adesso non ho paura. Stare in movimento significa anche non tirare conclusioni, stare con le porte aperte. L’editoria è cambiata. Può darsi. Ma non smettiamo di essere fondamentali mediatori culturali. E continuiamo a stare là dove si accende l’immaginazione e si dispiega la ricerca. Il nostro compito è e sarà ancora quello di stimolare, interpretare, scegliere. Soprattutto scegliere. Scegliendo contribuiamo al rinnovamento del gusto. In particolare quando a guidarci è il criterio dell’eccellenza. E parlando di eccellenza è inevitabile pensare al Gruppo Vinicolo Santa Margherita e al lungo e radicato costume di produrre per il gusto esercitato e per esercitare il gusto. In fondo entrambi lavoriamo dentro una qualità che migliora quando migliora anche coloro che si dispongono a riconoscerla, a farla entrare nel proprio destino quotidiano, nell’intelligenza. Una intelligenza che si apre ogni giorno e ogni giorno ha bisogno di bellezza e di gusto. C’è sempre un clima di festa nel levarsi dei calici in un simposio. È una promessa. Io ho conosciuto molta vita, molto mondo, ma so che quando la promessa (culturale, estetica, scientifica) lavora, un segno arriva, e ogni volta il mondo è capace di cambiare. Noi siamo dentro questo mutare, felici di esserci.

di Inge Feltrinelli

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