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G_-_LM_53_b Mille Miglia - Exploring Taste Magazine

Mille Miglia

G LM 53 bC’è un motivo ben preciso se Enzo Ferrari definì la Mille Miglia come «la corsa più bella del mondo». È nella capacità di essere stata più di una semplice gara automobilistica: per anni, ha rappresentato per l’Italia intera un momento festoso di aggregazione, una presa di coscienza collettiva, significati che Federico Fellini ha condensato raccontando la corsa nel suo capolavoro “Amarcord”. In un evento che ha esaltato i valori di audacia e innovazione, la famiglia Marzotto ha visto un’efficace sintesi dei propri capisaldi imprenditoriali: da amanti della corsa, la loro presenza ha avuto una valenza anche agonistica, con i fratelli Vittorio, Umberto, Giannino e Paolo che si battevano con assi delle quattro ruote come Fangio e Ascari. La presenza dei Marzotto è garantita anche oggi che la Mille Miglia è diventata una rievocazione storica, giunta quest’anno alla trentaquattresima edizione.

Quale evento, al mondo, può coniugare tradizione, coinvolgimento e bellezza paesaggistica come la Mille Miglia? È la domanda, in buona parte retorica, che accompagna il via della trentaquattresima rievocazione storica della corsa, in programma tra il 19 e il 22 maggio, e che spiega il perché del suo fascino immutato. Un fascino che viaggia insieme a quella carovana, colorata e isolata dal tempo, che Enzo Ferrari sintetizzò con l’arguta definizione di “museo viaggiante”: possono partecipare unicamente le vetture che sono state costruite tra il 1927 e il 1957. Allora la Mille Miglia storica era una prova di velocità, oggi è una gara di regolarità. Ma quella che si vede sfilare per circa 1.680 chilometri di strade italiane non è solo una storia automobilistica: è la storia dell’Italia intera, che va oltre la semplice passione per la velocità e che si estende all’esaltazione delle eccellenze made in Italy. E non è un caso che Santa Margherita abbia voluto sponsorizzare la corsa per il secondo anno di fila.È la stessa storia della famiglia Marzotto a essere legata a doppio filo con questa corsa: negli anni Cinquanta i quattro fratelli Vittorio, Umberto, Giannino e Paolo prendevano puntualmente parte alla Mille Miglia, gareggiando e riuscendo persino a imporsi su campioni del calibro di Fangio e Ascari. Anche quest’anno la famiglia Marzotto non farà mancare la sua presenza. Tra i quasi 450 partenti, provenienti da 36 Paesi del mondo, la scuderia di Santa Margherita si presenterà con cinque vetture: una Lancia Aurelia B20 guidata da Stefano Marzotto e Mauro Peruzzi; una Lancia Aurelia B20 guidata da Nicolò Marzotto e dall’AD di Santa Margherita Ettore Nicoletto; una Lancia Aurelia B24 guidata Loris Vazzoler – Direttore Tecnico del Gruppo – e da Giuseppe Giuliano; la Mercedes Ali di Gabbiano guidata dal campione di Formula 1 Ivan Capelli e Steve Slater; la Lancia Lambda con al volante Alessandro e Sebastiano Marzotto. La predilezione per la Lancia la spiega lo stesso Stefano Marzotto, svelando un particolare che non tutti conoscono: «È un marchio storico, molto importante, nonché l’azienda che ha permesso alla Ferrari di avere una grande squadra di Formula 1. Accadde dopo la tragedia di Ascari, che perse la vita in un incidente: la Lancia abbandonò il mondo delle corse e lasciò tutto alla Ferrari, compreso una tecnologia avanzata che le Rosse non avevano. E poi la Lancia è stata un,auto di famiglia, tanto che le prime corse le fecero a bordo di una Lancia Aprilia». Le vittorie, però, arrivarono con la Ferrari: Giannino vinse la Mille Miglia nel 1950 e nel 1953, al volante della sua inconfondibile Ferrari “Uovo”. «Il rapporto tra Enzo Ferrari e la mia famiglia – ricorda Stefano Marzotto – era molto stretto. Quando la Ferrari era un’azienda molto diversa rispetto a quella che conosciamo oggi, i Marzotto, in un certo senso, concorsero allo sviluppo della casa automobilistica: l’acquisto da parte nostra di una Ferrari permise al suo fondatore di pagare gli operai. Oltre al fatto che presto in famiglia si cominciò a correre con le loro vetture». mapAl punto da creare, se possibile, una rivalità nell’ambito della Mille Miglia. «Questo perché Enzo Ferrari riservava le migliori auto per i suoi piloti. Noi eravamo una specie di scuderia non ufficiale, e batterli faceva sempre un certo effetto».Anche nel 2016, la Mille Miglia avrà quattro tappe per altrettante giornate. Partenza da Brescia giovedì 19 maggio e arrivo a Rimini; il giorno dopo, come tradizione nella serata di venerdì, arrivo a Roma; nella terza tappa si salirà fino a Parma; chiusura domenica 22, con il ritorno a Brescia. «È un po’ come se fosse il nostro Tour de France», la felice sintesi dell’AD di 1000 Miglia Andrea Dalledonne, «perché è una vetrina dell’Italia». Già, perché corridori, partner commerciali e anche pubblico accorrono in gran parte dall’estero: «Mi colpisce sempre l’interesse che attiriamo all’estero. Persino troppo elevato se paragonato a quello che riscuote tra gli italiani: l’80% di sponsor e partecipanti è straniero. Questo fa capire quanto il sostegno di un partner italiano come Santa Margherita Gruppo Vinicolo sia importantissimo».Detto del legame tra i Marzotto e la 1000 Miglia, in questa sponsorizzazione concorrono, come ovvio, anche strategie commerciali: «Alcune zone attraversate dalla corsa ospitano nostre cantine: è un’occasione irripetibile per i nostri clienti di conoscere queste terre e osservare il nostro lavoro». E per creare quella partecipazione viva, quel tifo che è il valore aggiunto della Mille Miglia. Una passione crescente e trasversale, che sorvola le differenze generazionali, animata da una reale ammirazione per questi prodigi di meccanica e design, capaci di superare persino i 200 chilometri orari. «È una manifestazione popolare, nell’accezione migliore – sottolinea Dalledonne – dove vedi i nonni che accompagnano i nipoti. Se il ciclismo è un lampo multicolore che sfreccia via in un attimo, la Mille Miglia è bella da vedere perché passa per ore». E c’è davvero poco di cui annoiarsi, se unite il fascino della corsa allo sfondo su cui si disputa. «L’anno scorso fu bellissimo il momento in cui entrammo a Roma – ricorda Stefano Marzotto . «Una sera di maggio, uno splendore unico. Ecco, riesci a gioire di quello che vedi, sebbene possa sembrare una semplice cosa». E se qualcuno avesse ancora dubbi sull’attualità della Mille Miglia, si potrebbe rispondere con una memorabile riflessione di Giannino Marzotto: «Quando si celebra il passato ci si deve chiedere se c’è una ragione. La 1000 Miglia è stata l’immagine del progresso tecnico, sociale ed umano; e noi facciamo bene a celebrarla, perché questa rievocazione del passato aiuta il futuro».

Testo – Francesco Paolo Giordano

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