Heritage

Villa Comunale Marzotto

Villa Comunale di Portogruaro

002 161221 SM 00809I muri della Villa Comunale di Portogruaro hanno vissuto secoli prima di entrare a far parte della storia della famiglia Marzotto. Nel cuore della cittadina veneta sorge questo palazzo rinascimentale oggi impresso  su milioni di bottiglie, simbolo dell’eccellenza di Santa Margherita nel mondo. 

Le pareti di una casa sono testimoni immobili, quasi sempre, di innumerevoli vite: generazioni, cambi di proprietà, fortune alterne legate alle diverse famiglie che le abitano. I muri spessi della Villa Comunale di Portogruaro, ad esempio, hanno vissuto secoli prima che dall’ingresso, sormontato dal porticato ad archi, entrasse un Marzotto. Nel cuore della cittadina veneta sorge infatti questo palazzo signorile la cui costruzione risale al periodo che va dal 1543 al 1550. Edificato dal Maestro Guglielmo De Grigis da Alzano, detto il Bergamasco, e commissionato dal Conte Antonio della Frattina, la costruzione rappresenta la passione per il territorio che il marchio Santa Margherita applica da sempre al proprio lavoro. La Villa, dalla conformazione del tutto unica, è impressa su milioni di bottiglie, divenendo di fatto il simbolo dell’eccellenza di Santa Margherita nel mondo. Incastonato tra le strade antiche di Portogruaro, il palazzo dallo stile rinascimentale si distingue da tutti gli altri per il loggiato posto lateralmente. Il portico a doppia altezza, le arcate interne e le colonne in pietra a base romboidale, contribuiscono a restituire l’unicità di questo stabile che profuma di storia.

La stessa storia che ci riporta agli inizi dell’Ottocento, quando la proprietà della Villa passa nelle mani del Conte Faustino Persico. Grazie alla seconda moglie del Conte, infatti, viene importato il modello culturale del “salotto”, derivato dalla vicina Venezia, che trasforma la Villa in un importante centro letterario e artistico, citato in maniera criptica da Ippolito Nievo – un habitué dei ricevimenti organizzati dalla contessa – ne Le confessioni di un italiano. Situata tra le acque del fiume Lemene e le strade del centro storico, all’alba del Novecento la Villa giunge nelle mani di Giovanni Stucky, imprenditore nell’industria molitoria, appartenente ad una ricca famiglia veneziana di origine svizzera proprietaria dei celebri mulini della Giudecca.

Nel 1935 la Villa diventa infine parte dei possedimenti della famiglia Marzotto: viene acquistata da Gaetano Junior e confluisce successivamente nella Società Fondiaria di Portogruaro. Il legame duraturo tra la famiglia Marzotto e la Villa portogruarese è uno dei motivi per cui si è deciso di intervenire, restaurandola, su una delle tante, piccole, bellezze che offre l’Italia: una costruzione affacciata sulle acque venete che dopo secoli di proprietà cangianti giunge finalmente nelle mani dell’importante famiglia originaria dell'alto Vicentino, già protagonista del settore laniero. Negli anni centrali del Novecento Gaetano Marzotto Jr. si fa artefice della creazione di un polo agricolo e industriale all’avanguardia, caratterizzato dallo sviluppo di attività diversificate. Acquista le valli Zignago e Perera, tra Caorle e la stessa Portogruaro. Al contempo comincia a porre le basi per la nascita del primo spumante Santa Margherita: il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 52, nato per l’appunto nel 1952.

Nel 1973 la Villa passa infine al Comune di Portogruaro, definendo di fatto l’ultimo cambio di proprietà. Oggi il palazzo, che è anche la Villa Comunale della cittadina veneta, presenta il fascino e l’allure di un luogo artisticamente rilevante. Gli interventi di restauro eseguiti sulla struttura hanno restituito un moderno splendore a un complesso la cui bellezza era stata scalfita dal tempo. Sono stati disinfestati gli intonaci della parte maggiormente provata dai viticci della vite americana, demoliti quelli del perimetro esterno verticale in evidente distacco ad accertare l’esistenza di eventuali strati di pregio sottostanti e sono stati eseguiti interventi di pulitura sulle parti lapidee. Sono state inoltre consolidate le controsoffittature a crociera della volta del portico e restaurati gli scuri in legno di larice, quest’ultimi puliti attraverso la rimozione delle parti maggiormente deteriorate.

Grazie all’intervento dell’Architetto Federica Cusin, direttore dei lavori di restauro, la Villa Comunale ha oggi riacquistato, sottraendolo alla patina del tempo, uno splendore che in realtà non aveva mai perso. Oggi la scintillante bellezza che ritroviamo sulle bottiglie del marchio Santa Margherita si riverbera sulla realtà. La Villa Comunale non è più una semplice icona con impresso all’interno il passaggio degli anni, delle generazioni, degli amanti di un marchio che è sinonimo di sapori ricercati. L’effige che ritroviamo sulle bottiglie del marchio riprende oggi la luminosa bellezza di un territorio, del suo luogo centrale, cuore pulsante di un centro cittadino ricolmo d’arte, colori, profumi e vita.

Testo Oscar Cini    
Foto Fabrizio Giraldi
Architetto Federica Cusin

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